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" QUESTO IMBASTARDIMENTO DEL NOSTRO BELLO IDIOMA "
Egregio Direttore, sono un abbonato di Panorama da decine di anni (io sono gia'
nella decima inoltrata) e ho visto progressivamente aumentare nelle pagine
della rivista l'uso di parole straniere.
Questo imbastardimento del nostro bello idioma e' preoccupante,
perche' fa pensare che gli Italiani non si siano ancora liberati dalla secolare
sudditanza allo straniero e/o che la vanagloria dell'apparire faccia loro
dimenticare la dignità dell'essere se stessi.
Temo di non resistere ancora a
questo scempio e di finire i miei gioni prima di rivedere Panorama tornato
alla normalita', cioe' a usare parole straniere solo quando e' strettamente
necessario non esistendo (raramente) corrispondenti termini italiani.
Vorrei che Lei, se ne avesse tempo, si rileggesse la veemente invettiva
di Dante nel capitolo XI del Convivio contro tutti
"li abominevoli cattivi
d'Italia che hanno a vile questo prezioso volgare, il quale s'e' vile in
alcuna cosa, non e' se non in quanto elli suona nella bocca meretrice
di questi adulteri" eccetera.
Meritamente immuni da questa vanagloria, in Panorama,
sono Sergio Romano e pochi altri, che sanno esprimere chiaramente
e compiutatamente i loro pensieri senza bisogno di inquinare la lingua.
Particolarmente incline invece all'uso di parole straniere e' Giuliano Ferrara,
peraltro molto apprezzato conoscitore della nostra politica, il quale non si
accorge di contraddire se stesso dandosi il titolo di Arcitaliano.
Egregio Direttore Lei sa meglio di me che la stragrande maggioranza degli
Italiani conosce soltanto la nostra lingua, spesso scarsamente.
Penso che Panorarama trarrebbe vantaggio da giornalisti ligi al
passo citato usando un linguaggio privo di ostacoli, di facile comprensione.
Da alcuni anni sono incerto se rinnovare o meno il mio abbonamento
chiedendomi "Forse che sì forse o forse che che no"?
Vorrei tanto "Forse che sì".
Ma se non vedo cambiamenti, anche ripristinando l'importanza che aveva "Lettere" affidata a Sergio Romano, temo di scegliere "Forse che no".
Non voglio avere la presunzione di invitarLa a riflettere
sulla presente, ma se lo fara' ne saro' felice.
Voglia gradire i miei distinti ossequi.
Turiddo Guerri 10 luglio 2007
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