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" LA MIA PILLINA "Un lungo sonetto, caudato come te, Pillina.
Sai benissimo ciò che e' bene e male
intuendo se chi mi s'avvicina
mi è gradito o e' un qualunque tale,
un venditore oppure una vicina.
Paziente, aspetti ch'io t'apra la porta
per andare a far le tue cosette
proprio come le genti d'ogni sorta,
sedute al bagno, o stando ritte in pie',
come fan pure nelle loro vette
principi e imperatori, papi e re.
Fai tutto anche se
qualcun ti guarda, senza quel pudore
che avevano una volta le signore.
Pillina, sei un amore,
Che' sai se ho pensier per il domani
o mi diverto a scriver versi strani.
Dimmi, perche' rimani
al cancello abbaiando ad aspettare
che io ritorni? Non esagerare!
Rivolgi il tuo abbaiare a quei piccioni
che senza alcun ritegno
lordano tutto suscitando sdegno.
Che pur colpiti a segno
dalla mia fionda, mica se ne vanno,
vogliono continuare a fare danno!
Tu, s'io sono in affanno,
mi calmi, e se mi sdraio a riposare,
vuoi lungamente accanto a me restare.
Pillina, mi sai dare
la forza per resistere al destino
che inesorabil rende il mio declino.
Il qual durera fino
a quando Dio, se c'e', non mi dira'
che e' giunta l'ora di andar di la'.
Ma li' chi mi potra'
rassicurar che tu, in altra dimora,
sarai, Pillina, ben trattata ancora ?
E' un pensier che m'accora,
perché un tuo sol bacetto mi consola
più di qualsiasi bella parola.
Se rimarrai sola
mi cercherai guaendo in ogni lato.
Ma sperar voglio che il fortunato
che t'avra' ereditato,
faccia che tu a rassegnarti impari,
perche' sei intelligente senza pari.
E faccia che magari
abbia l'affetto che donavi a me,
quindi gioisca quanto non so che ...
E mi pensi perche
non potrò più veder la mia Pillina
ne' averla mai più a me vicina.
Turiddo Guerri 10.03.2007
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