" ITALIA MIA "
Molti dei nostri giovani, appresa
la lezione dai loro genitori,
aman poco o punto il matrimonio,
ma vivere accoppiati more uxorio
e non aver che uno o nessun figlio
per rendere l’Italia più leggera
e farla navigare a gonfie vele
con il vento propizio dell’Oriente
che porta qui persone colorite
dal sol dei loro siti tropicali.
Esse ci aman e ci convertiranno
le chiese in moschee senza mosche,
le quali stan ben sol nei nostri tempi.
L’Italia non avra’ più le stampelle,
e potra’ guizzare sana come un pesce.
Sara’ un’Italia allora all’avanguardia
in tutti i campi, pure in quelli santi;
“Belpaese” verrà sostituito
da “Bengodi” più congruo al benessere
di cui godremo tutti in modo uguale.
Nessuno sara’ piu’ “un disgraziato”,
perche’ pur chi e’ segnato da natura
ingrassera’ con gli ossi e con le briciole
cadute dalle mense dei padroni
qui giunti da lontan come come fratelli.
Italia mia, ti vedo in gloria, posta
sugli altar da immigrati e clandestini,
ammirata da tutto quanto il mondo,
assai più bella e piu’ potente ancora
di quanto non fu mai l’antica Roma.
Perche’ qualcuno allora si lamenta?
Lo si metta in galera ipso facto
a smaltire un dissenso senza senso.
Lo si chiuda con buone serramenta
e lo si tratti proprio come un matto,
poich’egli e’ molto più che un melenso.
E’ anzi un traditor degno di forca,
porca miseria, miseriaccia porca!
Turiddo Guerri 31 maggio 2007
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