POESIE SESTINE AFORISMI SCRITTI OPINIONI

 Pagina iniziale
Invia un commento

" LA COLPA "
(IN TRIBUNALE)

- Da come si comportan ne deduco:
le donne sono fiere di quel buco.
- E dire che lì dentro non c'e' niente:
soltanto qualche piega maleolente. ( H. Miller - Tropico del Cancro)

La colpa di chi e' ? io mi domando,
ma rispondere non so neppur ponzando.
- La colpa non sarà mica del grillo?
si chiede un entomologo un po' arzillo.
- E' del fallo - sostien molto incazzato
un arbitro venduto o gia' indagato.
- Non puo' esser dell'asta, ossia del pene?
si chiede un fisiologo perbene.
- Non sarà mica invece dell'uccello?
sospetta un ornitologo pivello.
- La colpa la so io: e' del batacchio
sostiene un vecchio sacrestan del cacchio.
- Ma per un analfabeta presuntuoso
e' invece responsabile quel coso.
- No! ribatte un botanico sapiente,
la colpa e' del pisello solamente.
- Finché non interviene anche un bambino
cui insegnano gia' il sesso: E' del pipino
del bilillin, del pippolo, o pittola,
come ci dice la maetta a ccola.-

- Ma quale colpa? brontola un vecchietto
se darlo e averlo e' sempre un gran diletto?
- S'e' il primo desiderio d'ogni donna
sia giovane o matura od anche nonna
la quale per averlo si fa bella,
si trucca, s'impelliccia e s'ingioiella,
sperando che per lei s'alzino pure
i "membri" in parlamento in vesti oscure,
quando un re od un altro quasi uguale
appare sull'entrata principale.
- Perciò vien detto il coso anche sovrano
o principin ma pure crescinmano,
sia la mano maschile o femminile,
eccetto quando esso è alquanto vile:
naturalmente allor chiamato e' ciccio,
cioè che dorme come un ghiro o un riccio.
- Qualche altro nome? forse, sì, l'acchiappo:
pipo,verga, metulo, bimbo, nappo,
palo, testone, bischero, pupazzo
e il classico incensurabil cacchio. (qui non riesco a trovar la rima in azzo nemmeno se la cerco come un pazzo.)

Aggiungo solo crescieccala e arnese,
che' a dirli tutti ci vorrebbe un mese.

- Vien pertanto assolto il plurinominato
con sentenza passata in giudicato.
Il cui dispositivo così suona:

" la Corte, visto, che ogni persona,
ha un sesso e le sue i inerenti
pulsioni, pur se a volte differenti,
sin da quand' Eva in ciel sotto la foglia
senti' il prurito della grande voglia,
tutta l'umana gente si comporta
come e laddove il sesso la trasporta.
Cioe' com' Eva che, visto il paletto
alzar la testa, disse: "Me lo metto".
Da allora sia gli Adami che le Eve
godono del piacer come si deve,
così come si mangia o si orina
quando s'ha fame o la piena e' vicina.
Il sesso ce lo dette il Padreterno
perche' da ogni ambo nasca un terno. (Crescete e moltiplicatevi)

- Ritien la Corte quindi che l'amore
e' cosa natural che rende onore
a chi lo fa poiché senz'esso mai
saremmo lieti oppure senza guai:
saremmo amorfi, senza un avvenire,
desiderosi solo di finire …

Nulla è cambiato da quel primo giorno
salvo qualche inevitabil corno
utile a tutelar la specie umana
al fin che si conservi sempre sana.
Salvo ancor che al sesso nudo e crudo
non s'opponga un pretore con lo scudo.
O che ci sia ancora qualche pazzo
che dell'amor non ne capisca un cazzo. (la rima questa volta m'è venuta, sennò avrei bevuto la cicuta, come la bevve Socrate accusato di corrompere i giovani e lo Stato.)

- Percio' quest' Alta Corte, visto che
nessuna cosa in questo mondo è
gioiosa e necessaria quanto il sesso,
chi se n'astiene è malato o fesso.
- E che a gustare a fondo quella polpa,
si acquista merito, altro che colpa!"

Turiddo Guerri Marzo 2007